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Iniziò tutto come un gioco, e sono convinto che è stata proprio questa la formula del successo dello YCC. Eravamo inattaccabili in quanto fuori da schemi, da schieramenti politici, da influenze di gruppo o di salotto. Tutto appariva nuovo trent’anni fa.* Dopo una prima esperienza con dinghy 9 piedi e dopo molti consigli di amici, un giorno, come per magia, incominciai a rilevare nelle orecchie la direzione del vento. Era il primo passo. Ma non ero solo nello specchio di mar del Poetto. C’erano Franco Fodde e Paolo Cadeddu sui Lightnings. Cocco e Sannia sul Finn, Francesco Pittaluga col figlio Cesare su uno dei primi Flying Junior. Vi era perfino una Star. Incrociavano anche gli Snipes della Lega Navale e la flottiglia della Sezione Velica della Marina Militare.  Tutte barche tradizionali, scafi in fasciame di legno, alberi in legno massiccio, vele in cotone.  I sistemi di autosvuotamento erano spugna e bugliolo. Vento e mare agitato potevano facilmente distruggere una barca scuffiata. Poi nel ’64 arrivarono le prime meraviglie dell’Alpa. Una vera rivoluzione fatta di vetroresina, alluminio, dacron, colori smaglianti, gavoni stagni ed autosvuotanti, e poi, udite, planava!

Era il mitico Flying Dutchman che Franco Gessa “imponeva” per circa 600.000 lire. Subito i primi acquisti. Cocco e Sannia col vincente Dinamite, Gian Luigi (Ghighi) Gessa con Nemesis e Angelo Cavagnoli con Pam. I tempi erano maturi per le prime regate. La sfida consisteva nel superare le obiettive difficoltà organizzative con fantasia e volontà. Si fissò la prima regata per il 13 settembre 1964, (iscrizione lire 500). Quella mattina un dragamine militare scapolò la Sella del Diavolo trainando l’intera flottiglia della Sezione Velica. Chiedemmo al comandante di dare tre lunghi colpi di sirena. Ci accontentò e con un urlo unanime partimmo, tutti insieme, senza conoscere le più elementari regole di regata. Era partito in realtà qualcosa di più grande di quanto il nostro spirito goliardico potesse immaginare. L’enorme successo della prima regata dette l’impulso per l’organizzazione di altre. Velisti e categorie si moltiplicarono. Negli FD il binomio Cocco-Sannia vinse puntualmente per diverse stagioni sino all’avvento di Gentilini-Boi col più sofisticato Gembo. E così, Franco, di notte, tolse le viti alle prime quattro lettere di Dinamite. Nei FJ, Pupo Cotti e le bellissime, giovani, simpatiche sorelle Salvadori. Antonello Montaldo nelle nuove Derive S. Paolo Loddo, reduce da uno stage dell’università della vela di Glenant, fu il primo proprietario di 470, cui seguirono i fratelli Marco e Paolo Roberto e molti altri. Paolo Argiolas propose il tranquillo Ponant che Carlo Granata, Paolo Cadeddu, Sergio Loi, Armando Della Valentina e Carlo Pedemonte trovarono inizialmente interessante.

Venne approvato il primo statuto del Club. Fondatori: Franco Fodde, Paolo Cadeddu, Carlo Pedemonte e Gianni Picciau oltre al sottoscritto. Venni eletto all’unanimità con affettuoso sostegno dei circa 40 soci. Mi sentivo molto orgoglioso di possedere la oggi storica tessera 001 dello YCC. Non sapevo ancora che per anni sarei stato fagocitato dai problemi vitali che ogni giorno sorgevano.

Drammatico quello della sede: le domande ai vari Enti rimanevano senza risposta ma poi il vento girò a nostro favore. Salvatore Campus era riuscito a far costruire il primo lotto del porticciolo di Marina Piccola, assegnando in subconcessione alcuni spazi al rimessaggio barche (a motore), gestito dal capitano Silvetti dell’Aeronautica Militare, e alla ristorazione (Il Corsaro), gestita dal sommelier Deidda. Forti della nostra indiscussa sportività, in una notte trasportammo tutte le nostre barche ed occupammo di fatto il piazzale antistante il distributore Esso. Il finimondo! Silvetti ci ostacolò in tutti i modi: carrelli messi di traverso per non farci accedere al mare, urla, spintoni, minacce. Arrivarono i Carabinieri prima e la Capitaneria poi. Si trovò una soluzione salomon-italiana: il piazzale venne diviso in due parti con una linea di vernice gialla per consentire alle nostre barche di accedere al mare e lasciare l’altra metà alle attività del Capitan Silvetti.

Poi ottenemmo dal demanio Esercito la concessione di tutto il terreno usato ancora oggi dal club. Con la Lega Navale si scatenò una salutare competizione per dimostrare che pur con mezzi modestissimi potevamo organizzare di più e meglio. Tuttavia senza Salvatore Arca il club non sarebbe arrivato ai noti traguardi. Con straordinaria intelligenza ed enorme capacità manuale risolveva i problemi più svariati e complessi.

Oggi molti visi mi mancano: Cesare Pittaluga, Gianni Picciau, Claudio Gutmann ed il suo prodiere Antonello Melis, Armando Della Valentina,  Miro Allieri, Aldino Marongiu, Nino Fulghesu e Pupo Cotti; altri ancora, tra cui molti campioni, quasi non li riconosco, ma ricordo di averli spinti, caparbiamente recalcitranti, sui FJ della scuola. Parlo di Alberto e Mariano Diaz, Mario Orlich e Roberto Fulghesu.

Per Andrea Mura ho fatto ben poco. Inizialmente influenzato e istruito dal padre è andato avanti da solo ed abbiamo visto con gioia ed invidia dove è riuscito ad arrivare.

Potrei continuare. Le premiazioni con le serate danzanti al Circolo Ufficiali della M.M., alla presenza dell’Ammiraglio e delle carote riservate ai Ponants, le epiche gesta dei gemelli Gessa e di Davide, la settimana Velica di Porto Rotondo con le zuffe nella notte dopo la premiazione, la pentolaccia per i bimbi piena di giocattoli e topi vivi, con Gianni Zicchina perfetto corsaro venuto dal mare che incuteva in loro un reale terrore, gli amori nati tra le vele, le squisitezze del “grande” marinaio e cuoco Salvatore Vadilonga & figlio, la stupenda vitalità del dottor Cocco che ancora oggi esce regolarmente con il suo acrobatico catamarano Tornado, l’avventura di Edilio Di Martino per una notte Fratello della Costa con cinque stelle, le iettature di Nanni Brotzu che riusciì a spezzare il cavo d’acciaio del trapezio di Gianni Zicchina a tre miglia di distanza solo con uno sguardo intenso (usando però i binoccoli) e molti altri episodi aneddotici, toccanti o divertenti meritano di essere ricordati ma non ho spazio a sufficienza.

(Scritto e redatto da Giampaolo Mereu, primo presidente YCC, in occasione del trentennale dello Yacht Club Cagliari)